L'attività sperimentale su servizi ecosistemici forniti da meloni immaturi locali e ruolo degli impollinatori nella produzione di frutti e semi è quasi giunta al termine. 

I gruppi di Orticoltura e Entomologia dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro hanno raccolto numerosi dati circa la necessità dell'impollinatore non solo per l'impollinazione dei fiori ermafroditi di popolazioni di carosello e barattiere, ma anche su loro contributo alla produzione di semi. 

Per quest'ultimo aspetto, frutti sviluppati da fiori autoimpollinati e fiori impollinati da impollinatore sono stati portati a maturazione fisiologica e sono stati oggetto di rilievi biometrici, morfologici e ponderali. I semi immersi nella placenta sono stati raccolti, puliti ed essiccati. L'ultimo passo sarà contare i semi per ciascun frutto e  sottoporre i semi a test di germinabilità. Dalle prime osservazioni, in assenza del contributo di insetti impollinatori, il tasso di allegagione nella maggior parte delle nove varietà studiate sembra essere inferiore in assenza dell'impollinazione entomofila. 

Inoltre, il frutto autoimpollinato mostra generalmente dimensioni ridotte a maturità fisiologica (differenza non apprezzabile a maturità commerciale) e minor numero di semi formati. L'elaborazione statistica dei dati fornirà informazioni più chiare. Mentre la ricerca avanza e in ambiente protetto si impiegano comunemente arnie di Buombus terrestris per l'impollinazione, alcuni agricoltori già si servono anche in pien'aria di arnie di Apis mellifera a supporto della loro coltivazione, come nel caso dell'Az. Agr. Bovino Francesco per il 'Carosello Scopatizzo'.