Una volta, quando sui banchi del mercato si trovava un prodotto indicato con il nome della località di provenienza (Carciofi di Mola, Melone di Brindisi, ecc.) potevamo decidere di acquistare quella varietà perché sapevamo che era caratteristico di un adattamento specifico alle condizioni ambientali e di coltivazione di quell’area. Oggi non è più così. 

Soprattutto con l’avvento degli ibridi, le varietà che si coltivano oggi nei campi non sono espressione consolidata e tramandata di quel territorio. Per cui, quando leggiamo “di Mola” o “di Brindisi” dobbiamo sapere che la varietà è stata coltivata in quei luoghi ma magari è stata selezionata per input agrotecnici particolarmente elevati. A volte il prodotto potrebbe essere stato solo commercializzato o trasformato nella località indicata. 

Sì, perché le varietà della moderna agricoltura, prima di poter essere commercializzate, vengono sottoposte a prove di verifica della loro distinguibilità, uniformità e stabilità. Le prove descrittive e agronomiche vengono realizzate (di norma, in due cicli indipendenti di coltivazione) in una località individuata in funzione dell’ambiente di adattamento preferenziale della varietà. Ma poi possono essere commercializzate in tutta Europa… Alla faccia dell’interazione genotipo ambiente, che è un cardine del miglioramento genetico e dell’agronomia!