In agro di Barletta, nella provincia Barletta-Trani-Andria (BT), il sig. Nicola Ricco, agricoltore di professione (classe 1974) (Foto 1), è stato intervistato dal Gruppo di Ricerca in Orticoltura del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimenti, Risorse Naturali ed Ingegneria dell’Università di Foggia (Foto 2).
Il sig. Ricco custodisce informazioni ed esperienze di coltivazione del 'Pomodoro di Barletta'. Il custode Nicola coltiva solo questa varietà di pomodoro, da sempre, a sua memoria. I semi che utilizza hanno origini lontane, dal nonno di Nicola al padre. Annualmente, durante la preparazione della passata di pomodoro che avviene nelle mura domestiche, Nicola recupera una quantità di semi utili per l’impianto dell’annata successiva, così come faceva sua padre, e prima ancora, suo nonno: dopo il recupero, il lavaggio in acqua corrente, asciugatura al sole, successivamente conservazione in luogo idoneo.
Il custode afferma che il 'Pomodoro di Barletta' produce una bacca con caratteristiche organolettiche uniche (dolce ed allo stesso tempo sapido), presenta buccia sottile e polpa abbastanza consistente. Nicola sottolinea che è una bacca a duplice attitudine: infatti, in passato era utilizzata per il consumo fresco e per trasformazione (Foto 3a, 3b). Negli ultimi tempi, Nicola ha dovuto ridimensionare la superficie coltivata, poiché i consumi si sono notevolmente ridotti. Nicola aggiunge che questo pomodoro in passato è stato sempre abbinato al consumo di carne di cavallo a Barletta.
Le proprietà di questo pomodoro sono certamente legate al luogo di coltivazione che dista dalla spiaggia circa 600 m. L’acqua di irrigazione proviene da un pozzo freatico superficiale, quindi è tendenzialmente salmastra e per questo il custode adotta la tecnica dello scorrimento con infiltrazione laterale e ne sottolinea i vantaggi: i solchi all’interno dei quali viene canalizzata l’acqua (salina) di irrigazione preservano le piante dal contatto diretto e da eventuali bruciature.
Il signor Ricco autoproduce le piantine, allestendo un semenzaio (per tradizione, il giorno di San Giuseppe, 19 marzo) con successivo trapianto (maggio) in pieno campo. Questa varietà non sembra manifestare particolari resistenze o tolleranze nei confronti delle principali avversità biotiche, richiede infatti le ordinarie pratiche di controllo. Di contro, si mostra molto resistente alla siccità ed al caldo intenso, tanto che la frequenza di irrigazione è limitata ad un intervento settimanale; le adacquate sono poi completamente interrotte in fase di invaiatura per scongiurare la spaccatura dei frutti. Il controllo delle infestanti avviene manualmente tramite sarchiatura. La produzione media si aggira intorno alle 50 tonnellate ad ettaro. Nicola oggi ne coltiva circa 1.000 m².
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INT. RGV2Specie
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