Dicembre 2024. San Paolo Civitate (Foggia).
Siamo partiti da una segnalazione ricevuta dai fratelli (Paolo, Luca, e Michele) Niro, che conducono (coadiuvati da papà Alfredo e mamma Francesca) l’Azienda Posta Faugno in contrada Faugno Nuovo, s.p. 36, San Paolo di Civitate (FG), secondo il progetto piuttosto innovativo di Armonicoltura® (Fig. 1a e 1b).
Oggi Posta Faugno vanta un’ampia produzione di ortaggi freschi (cima di rapa, basilico, zucchine, asparago verde, broccoli, cavolo nero, bietola, scalogno, cipolla, cipollotto, zucca, finocchio, pomodoro), uva da vino e prodotti da trasformazione (legumi, quali cece bianco e nero, lenticchia rossa), olio extravergine d’oliva, passate di pomodoro, succo di melagrana, grani e farine da varietà antiche, il tutto rigorosamente coltivato in biologico.
I fratelli di Posta Faugno si stanno approcciando alla coltivazione di varietà locali, procurandosi negli ultimi anni semi della varietà locale di pomodoro ‘San Paolo’ da un amico di famiglia, Lucio Di Stefano, agricoltore in pensione (classe 1947) (soprannome in lingua autoctona ‘Grtell’) (Fig. 2). Nella primavera-estate 2024, si sono dilettati a farne una coltivazione in biologico (zeolite, rame, batteri promotori di crescita) (circa 50 m²). I fratelli Niro hanno assolto alla funzione di "gancio" mettendoci in contatto con il "biopatriarca", ed invitandolo ad unirsi a noi per una intervista, svoltasi presso la loro azienda (Foto 1b).
Lucio possiede nel territorio di San Paolo Civitate un appezzamento ereditato dal padre (classe 1910) e vi coltiva il pomodoro ‘San Paolo' sin da quando ha memoria, allevando ogni anno circa 500-600 piantine, a copertura di un’area di circa 50-70 m². Questa tradizione è legata alla storia della famiglia di Lucio; a cavallo tra gli anni '50 e '60, i suoi nonni e genitori, infatti, coltivavano negli stessi terreni circa 2 ha di pomodoro, destinato principalmente alle industrie di trasformazione del territorio campano.
Oggi invece, la produzione di pomodoro "Di Stefano" soddisfa solamente bisogni di autoconsumo, deliziando il palato dei nipoti a cui, insieme alla sua signora, Lucio fa da babysitter e chef. Egli asserisce che oggi è possibile ritrovare il 'San Paolo' negli orti di "appassionati" e/o pensionati agricoltori, ma anche in vendita al mercato cittadino di San Paolo Civitate (che si svolge ogni lunedì, mercoledì, e venerdì) da parte di alcuni suoi conoscenti/coetani, che cita: il signor Mascolo e Domenico "U-turc".
Il signor Di Stefano provvede personalmente al recupero del seme, attraverso selezione massale effettuata ad anni alterni. I semi vengono recuperati premendo le bacche e versandone il contenuto in un contenitore con acqua, lasciandolo "fermentare" per un paio di giorni, in modo da agevolare il distacco tra semi e placenta; seguono ripetuti lavaggi e filtrazione con acqua fresca. I semi recuperati una volta asciugati vengono conservati in contenitori di riciclo (Fig. 3) che trasporta quotidianamente con sé nel suo furgoncino (Fig. 4), in modo da averne sempre a disposizione per la coltivazione presso il suo appezzamento e per farne dono a chi ne fa richiesta.
Lucio provvede ogni anno a preparare il suo personale semenzaio. Ritiene le piantine pronte per il trapianto quando raggiungono una altezza di circa 10 cm; queste vengono quindi estirpate e immerse, raggruppate a mazzetto, in una buca nel terreno, all’interno della quale vi è una fanghiglia (acqua e terreno) precedentemente preparata. Qui Lucio lascia le piante con le radici "sporche" di fanghiglia per due giorni, coperte da un telo umido, in modo da stimolare l’emissione di nuovi capillizi radicali e renderle maggiormente resistenti allo stress da trapianto.
A dir suo, quello di “coltivare” il pomodoro 'San Paolo' è un hobby che continua a coltivare - «non senza fatiche», ammette pensando alle ultime calure estive - sia per dovere di tradizione, che per mantenere un legame con i suoi genitori, che nel casale presente in quell’appezzamento hanno abitato per oltre 40 anni.
Il pomodoro 'San Paolo' è stato segnalato e descritto nel 2016 dal Dipartimento DAFNE (ex-SAFE) dell’Università di Foggia nella precedente edizione del Progetto BiodiverSO (Nuovo Alamanacco BiodiverSO, pag. 332); lo avevamo ritrovato nelle mani di un biopatriarca di Torremaggiore, Michele Di Carlo, purtroppo non più in vita. È un pomodoro circoscrivibile infatti all’agro di San Paolo Civitate, Torremaggiore, e San Severo. Fonti bibliografiche, infatti, risalenti alla seconda metà del 1900 (Tortone, 1967), riportano a Torremaggiore la coltivazione di ben 2000 ha di pomodoro “Tondino di San Paolo”.
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